La tassa invisibile degli affitti abusivi: chi ci guadagna?

Yannick Demaria, membro di Comitato Associazione Svizzera Inquilini e deputato in Gran Consiglio
La Cancelleria federale ha confermato oggi la riuscita dell’iniziativa popolare «Sì alla protezione contro pigioni abusive»: 108’437 firme sono state dichiarate valide e la proposta passerà ora al Consiglio federale e al Parlamento. Dietro questo passaggio istituzionale si apre un confronto politico che riguarda direttamente la maggioranza della popolazione svizzera.
Al centro dell’iniziativa vi è una cifra che, da sola, restituisce la portata del problema: 360 franchi al mese, oltre 4’300 franchi all’anno. Secondo i calcoli dell’istituto BASS, commissionati dall’Associazione svizzera degli inquilini, nel 2023 questa era l’eccedenza versata mediamente per ogni abitazione in affitto rispetto a quanto sarebbe stato giustificato dai costi e da un rendimento adeguato; complessivamente, si tratta di 10,6 miliardi di franchi.
In un Paese nel quale soltanto il 36 per cento delle economie domestiche vive in un’abitazione di proprietà e l’indice delle pigioni è cresciuto del 32,7 per cento tra novembre 2005 e luglio 2026, sarebbe fuorviante ridurre il fenomeno a una somma di controversie individuali. Siamo di fronte a un meccanismo strutturale di redistribuzione della ricchezza che sottrae risorse alle famiglie per alimentare rendite immobiliari e profitti spesso sproporzionati.
Il paradosso è evidente: le pigioni abusive sono già vietate, ma il Codice delle obbligazioni non prevede controlli automatici, cosicché spetta agli inquilini individuare l’abuso, ottenere informazioni raramente accessibili e assumersi il rischio di avviare una procedura. Un problema collettivo viene così ricondotto alla responsabilità del singolo, mentre chi beneficia del sistema può confidare nel fatto che, per timore o mancanza di strumenti, la maggioranza delle persone rinuncerà a contestarlo.
L’iniziativa intende capovolgere questa logica: una pigione sarebbe considerata abusiva qualora eccedesse i costi effettivi dell’immobile, maggiorati di un rendimento adeguato, oppure si fondasse su un prezzo d’acquisto eccessivo; gli affitti verrebbero inoltre controllati periodicamente e, laddove necessario, corretti, liberando i singoli inquilini dall’onere di far valere isolatamente un diritto che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti.
La proposta assicura ai proprietari un rendimento adeguato e tutela chi applica pigioni corrette; interviene laddove il bisogno essenziale di avere un’abitazione viene trasformato in un’occasione per conseguire profitti sproporzionati, all’interno di un rapporto contrattuale nel quale chi cerca casa dispone spesso di margini di scelta soltanto apparenti.
Negli ultimi anni la lobby immobiliare ha cercato ripetutamente di facilitare le disdette e indebolire la protezione degli inquilini, poiché ogni cambio di locatario offre l’occasione per aumentare la pigione. Nel novembre del 2024 la popolazione ha respinto due di questi attacchi; la riuscita dell’iniziativa permette ora di passare dalla difesa delle garanzie esistenti alla costruzione di strumenti capaci di renderle realmente efficaci.
La questione, del resto, oltrepassa quanto rimane sul conto alla fine del mese, poiché investe la possibilità di vivere vicino al lavoro, alla scuola, alla famiglia e alla propria rete di relazioni. Quando gli affitti crescono senza controllo, intere fasce della popolazione vengono progressivamente allontanate dai luoghi nei quali hanno scelto di vivere; per questo occorrono anche più abitazioni a pigione moderata e ristrutturazioni energetiche i cui costi non vengano scaricati integralmente sugli inquilini.
Non rivendichiamo un privilegio per chi vive in locazione, bensì il rispetto di un principio elementare: una pratica già vietata, che costa mediamente 360 franchi al mese per ogni abitazione affittata, non può continuare a costituire un modello d’affari.



