Togliere al Ceresio per dare al Verbano: «Non mettiamo in crisi nessuno»

La scelta di utilizzare le riserve del Lago di Lugano è stata ritenuta dal Cantone la via più rapida e prudente per fronteggiare l’emergenza idrica.
La scelta di utilizzare le riserve del Lago di Lugano è stata ritenuta dal Cantone la via più rapida e prudente per fronteggiare l’emergenza idrica.
LUGANO - L'acqua è poca e va condivisa. Si può riassumere così la decisione, annunciata ieri dal Dipartimento del territorio, di ricorrere al bacino del Lago di Lugano per arginare la drammatica situazione idrica in cui versa il Lago Maggiore.
Nello specifico, l'intervento, prevede un aumento della portata erogata a Ponte Tresa, che passerà dagli attuali 3 metri cubi al secondo a 8. Essendo i due bacini collegati, il deflusso fra i due sarà naturale.
MeteoSvizzera/Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana (DT)Un abbassamento di circa 10 centimetri
L'operazione avrà tuttavia una conseguenza sul Ceresio, per il quale è previsto un abbassamento complessivo di circa 10 centimetri. Si tratta, va ricordato, di una misura temporanea, programmata per una durata iniziale di dieci giorni, durante i quali l'evoluzione della situazione sarà costantemente monitorata.
Dieci centimetri, per il momento, non dovrebbero compromettere le tratte dei battelli della Società di Navigazione del Lago di Lugano (SNL). «L'abbassamento in questo momento non ha conseguenze sulla navigazione dei battelli SNL», ci spiega la direzione. «Non ci sono tratte o pontili che, con un livello più basso, potrebbero presentare problemi di pescaggio o di accesso. Stiamo tenendo sotto controllo quelli di Porto Ceresio e Ponte Tresa (Svizzera), perché sono quelli un po' più inclinati rispetto agli altri».
Un monitoraggio continuo
Insomma, per il momento sembra sufficiente mantenere un occhio vigile. «Non prevediamo modifiche degli orari, delle tratte o della frequenza dei battelli nei prossimi dieci giorni. Monitoriamo la situazione e valuteremo come procedere al termine di questo periodo di prova. Anche qualora il livello dovesse scendere ulteriormente a causa della siccità, non ci sarebbero ripercussioni sui nostri battelli».
Resta infine da chiarire il rapporto con chi gestisce il servizio e, in particolare, se l'azienda sia stata informata della misura adottata. «No, non siamo stati informati. Credo che la scelta sia stata presa alla luce di una situazione delicata. È comprensibile che, in questo caso, non siano stati seguiti i canali tradizionali. Si tratta infatti di una situazione di carattere emergenziale».
«Siamo stati prudenti»
Una domanda sorge però spontanea: la soluzione comporterà ulteriori costi per il Cantone? «No, avremmo avuto questo tipo di problema se avessimo preso l'acqua che viene trattenuta dalle dighe e poi utilizzata per l'idroelettrico», ci spiega il capo Ufficio dei corsi d’acqua Laurent Filippini. «Aumentiamo per un certo lasso di tempo, osserviamo e, entro la fine del periodo, decideremo poi come procedere più avanti. Con questi 10 centimetri in meno, non mettiamo in crisi nessuno».
Il "travaso" avverrà in modo graduale, al ritmo di un centimetro al giorno. «Per il Canton Ticino, regoliamo il lago di Lugano in base a un regolamento e, tenuto conto delle condizioni climatiche di quest'estate, siamo stati prudenti». Abbiamo un po' di riserva, senza andare a creare problemi sulle rive per l’ambiente e agli utenti con la barca che devono poter uscire dai moli».
Ecco quali sono le concessioni che limitano l'intervento del Cantone
Allo stato attuale delle condizioni meteorologiche, il ventaglio delle soluzioni non offriva molte alternative. Tutta una serie di concessioni alle aziende private impedisce infatti al Cantone di intervenire sui bacini idroelettrici. Ma quali sono queste concessioni? «Gli accumuli di acqua sono nei laghi naturali - continua Filippini - ma sono anche dietro le dighe. Nelle nostre valli abbiamo diverse strutture che contengono milioni e milioni di metri cubi di acqua.
In primavera e in estate si riempiono fino all'autunno e «poi, durante l'inverno, è la stagione in cui l'acqua viene utilizzata di più: serve a produrre energia idroelettrica. Adesso siamo in fase di riempimento, ma, con la situazione attuale, le nostre dighe non sono molto piene; infatti siamo ai minimi per la stagione».
Un momento delicato per le ditte private
Dighe che sono state costruite in base a concessioni rilasciate ad aziende idroelettriche. «In Ticino oltre l'azienda cantonale, l'AET, ci sono anche aziende private che detengono questi diritti. Chiedere a queste aziende di rilasciare dell'acqua in un momento in cui economicamente non è opportuno, perché l'energia prodotta non ha un valore elevato, avrebbe delle ripercussioni finanziarie».
A livello federale, situazioni di questo tipo «sono regolate teoricamente, ma non sono mai state applicate. Quindi per metterle in atto ci vuole troppo tempo: non riusciremmo a risolvere questi problemi rapidamente. “Data la situazione di crisi estrema abbiamo valutato soluzioni alternative per mettere un po' d'acqua a disposizione?". Il lago Ceresio era molto più immediato ed era una possibilità senza ulteriori costi o pregiudizi».





