Statuto S, il Ticino alza la voce: «Basta scaricare i costi sui Cantoni»

Il Consiglio di Stato scrive alla SEM e si allinea sulla proroga del programma oltre il 2027. Ma chiede a Berna un sostegno finanziario concreto: «Inaccettabile che ogni sforzo per contenere la spesa venga vanificato»
BELLINZONA / BERNA - Quale futuro per lo statuto S? Sul tavolo, lo ricordiamo, il Consiglio federale ha posto tre possibili scenari, indicando nel primo ─ ossia una proroga del programma oltre la scadenza, attualmente prevista per marzo 2027 ─ l'opzione migliore. Una posizione che vede Bellinzona allinearsi a Berna, ma non senza esprimere qualche preoccupazione per quello che sarà l'impatto finanziario della decisione. E pure qualche critica per quel contesto geografico ticinese di cui, sotto il Cupolone, sembrano spesso dimenticarsi.
Tornando allo scenario individuato, il Consiglio di Stato, scrivendo alla Segreteria di Stato della Migrazione, lo definisce quello «attualmente più adeguato» sottolineando l'importanza di «allinearsi alle decisioni che verranno prese dall’UE in quest’ambito, evitando così di creare una migrazione secondaria verso la Svizzera di cittadini ucraini in cerca di protezione». E aggiunge che «la cessazione di questo statuto, anche solo parziale, potrà entrare in linea di conto soltanto quando gli arrivi delle persone in fuga dall’Ucraina diminuiranno in modo significativo e che il ritorno nel loro Paese potrà essere considerato ragionevole per le persone titolari di una protezione provvisoria».
Un sovraccarico per Cantoni e Comuni
Rispondendo alla consultazione federale, il governo ticinese si sofferma poi sulla delicata questione del passaggio dal permesso S a un permesso di dimora B. Perché, cifre alla mano, sono circa 46mila le persone che nel corso del 2027 potranno ottenerlo.
«In questo contesto per l’applicazione di un caso di rigore, in caso del passaggio dal permesso S a quello B duraturo, e non vincolato alla fine dello statuto S per cessazione della situazione d’emergenza, si è dell’avviso che la soluzione più ragionevole, a livello finanziario come pure dal lato politico e operativo, sia quella di concederlo alle persone indipendenti dall’aiuto sociale, previo esame approfondito dei presupposti attualmente in vigore per il caso di rigore», scrive il Consiglio di Stato alla SEM.
La proroga dello statuto S, e la conseguente possibilità di ottenere un permesso di dimora, comporterà in ogni caso «un ingente carico lavorativo supplementare per le Autorità cantonale della migrazione e per i servizi preposti» e un inevitabile impiego «di personale supplementare con un relativo aggravio finanziario per i Cantoni e Comuni».
Per questo motivo, da Palazzo delle Orsoline, viene messo nero su bianco che Berna dovrà adoperarsi fornendo un «sostegno finanziario concreto». Questo punto, il Consiglio di Stato lo aveva già evidenziato in una precedente lettera indirizzata al consigliere federale Beat Jans, titolare del Dipartimento federale di giustizia e polizia, esprimendosi «riguardo alla necessità di evitare che gli oneri finanziari derivanti dall'evoluzione dello statuto S e dal pacchetto federale di risparmio "Sgravio 27" vengano trasferiti ai Cantoni e ai Comuni».
«Situazione inaccettabile. Rivedere la chiave di ripartizione»
E se il Ticino «continua a fare la propria parte», l'esecutivo cantonale afferma che è «inaccettabile che ogni sforzo volto a contenere la spesa pubblica e a garantire un utilizzo responsabile e oculato delle risorse venga sistematicamente vanificato da decisioni che trasferiscono nuovi ingenti oneri finanziari sui Cantoni. Si tratta dell'ennesimo scarico di responsabilità da parte della Confederazione nei confronti dei Cantoni che dispongono di margini di manovra estremamente limitati nella definizione della politica d'asilo».
Il nostro cantone, «oltre a essere fortemente sotto pressione a causa della propria posizione geografica e del relativo maggior flusso di immigrazioni illegali, accoglie un Centro federale che è spesso teatro di situazioni di disagio per la popolazione, rendendo maggiormente complesso il processo di integrazione».
«Non è politicamente né finanziariamente sostenibile pretendere che i Cantoni paghino il prezzo di decisioni sulle quali non hanno alcun potere decisionale», conclude il governo, invitando Berna «con urgenza» a prendere in considerazione questa condizione per una revisione della chiave di ripartizione fra Cantoni.



