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TOUR DE FRANCE

Il ko di Vingegaard fa scoppiare il caso: «Svegliare i corridori alle 2 è disumano»

Il danese ha terminato il Tour con una clavicola fratturata, mentre Pogacar, Evenepoel e Armstrong puntano il dito contro i controlli antidoping nel cuore della notte.
Il ko di Vingegaard fa scoppiare il caso: «Svegliare i corridori alle 2 è disumano»
Stefan Tabeling/dpa
Il ko di Vingegaard fa scoppiare il caso: «Svegliare i corridori alle 2 è disumano»
Il danese ha terminato il Tour con una clavicola fratturata, mentre Pogacar, Evenepoel e Armstrong puntano il dito contro i controlli antidoping nel cuore della notte.
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PARIGI - Il Tour de France ieri ha perso uno dei suoi grandi protagonisti. La 15ª tappa si è infatti trasformata in un incubo per Jonas Vingegaard, costretto al ritiro dopo una violenta caduta che ha di fatto spalancato le porte del trionfo a Tadej Pogacar. Il danese, secondo della classifica generale a quattro minuti e mezzo dalla maglia gialla, ha riportato la frattura della clavicola e diverse escoriazioni.

L'incidente è avvenuto in una curva a destra, all'altezza di una rotonda lungo il percorso tra Champagnole e il Plateau de Solaison. Secondo le prime ricostruzioni, diversi corridori avrebbero sottovalutato il poco spazio a disposizione tra lo spartitraffico e il marciapiede, finendo per essere sorpresi dal restringimento della carreggiata.

Nelle ore successive, però, l'attenzione si è spostata anche su un altro tema destinato a far discutere: i controlli antidoping effettuati nel cuore della notte, tra sabato e domenica, poche ore prima della partenza.

«È giusto fare i controlli, ma se compromettono il sonno e le prestazioni allora qualcosa non va. Essere svegliati alle due di notte non è il massimo», aveva dichiarato lo stesso Vingegaard prima della tappa. Anche Pogacar ha rivelato di aver dormito appena quattro ore, alimentando il dibattito all'interno del gruppo.

Tra i più critici c'è Remco Evenepoel, che ha definito «disumano» essere svegliati dopo una giornata di gara. Pogacar, pur evitando qualsiasi collegamento diretto con la caduta del rivale, ha rincarato la dose: «Il sonno viene compromesso e durante la giornata sei meno lucido. La concentrazione inevitabilmente ne risente».

Sul tema è intervenuto anche Lance Armstrong, che nel suo podcast ha parlato addirittura di «questione di diritti umani», trovando il sostegno dell'ex vincitore del Tour Bradley Wiggins, secondo il quale Vingegaard potrebbe aver dormito appena un'ora prima di essere sottoposto al controllo.

Lo stesso corridore danese, tuttavia, ha invitato a non trarre conclusioni affrettate. «Non voglio speculare. Questo è il ciclismo e le cadute fanno parte delle corse», ha dichiarato. Il dibattito, però, è ormai aperto e promette di accompagnare il Tour anche nei prossimi giorni.

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