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Mondiale a 64 ma l'Europa non conta nulla

«La FIFA distribuisce milioni a chi partecipa alla Coppa del Mondo e l'Europa non ne ha bisogno»
Mondiale a 64 ma l'Europa non conta nulla
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Mondiale a 64 ma l'Europa non conta nulla
«La FIFA distribuisce milioni a chi partecipa alla Coppa del Mondo e l'Europa non ne ha bisogno»
Arno Rossini: «Un maxi Mondiale è un’ipotesi affascinante; credo potrebbe portare benefici soprattutto alle federazioni più piccole».
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ZURIGO - “Il calcio globale sta crescendo”, stanno ripetendo da tempo i dirigenti della FIFA. Ed è vero, lo si è visto anche nel Mondiale appena concluso nel quale, nonostante l’allargamento del numero di partecipanti, di cenerentole, ovvero squadre totalmente inadatte alla competizione, non ce ne sono state. Anche le piccole sono riuscite a fare una discreta figura. Alcune, come Capo Verde, hanno anzi fatto molto bene, tenuto conto delle aspettative iniziali.

E allora, se il calcio globale sta crescendo, è giusto pensare a un torneo - il prossimo che si disputerà in sei paesi e tre continenti - con 64 selezioni al via. Non è fantascienza. Anzi, stando alle parole di Alejandro Dominguez, presidente della CONMEBOL (la federazione sudamericana), il cambiamento va solo “certificato”.

Il progetto di una maxi Coppa del mondo fa tuttavia a pugni con la storia del pallone. Che tutti possano partecipare ha senso ma - pensando all’albo d’oro - ha pure senso che a beneficiare dei posti che si “apriranno” siano le rappresentanti di Europa e Sud America. In fondo il trofeo sempre lì finisce. Asia e Africa, invece, in ventitré edizioni hanno raccolto la miseria di un quarto posto a testa. 

«Ho sempre detto che questo Mondiale, allargato, mi è piaciuto molto - ha sottolineato Arno Rossini. Lo confermo. Mi sono divertito soprattutto perché l’aumento delle partecipanti non ha fatto scendere il livello della competizione. La qualità non è per tutti, è vero; le selezioni che non ne avevano sono in ogni caso riuscite a mostrare un’idea solida di calcio. Si sono mostrate tatticamente molto preparate».

“Salire” a 64 squadre, tra quattro anni, è dunque una buona idea?
«È un’ipotesi affascinante; credo potrebbe portare benefici a tutti. Soprattutto alle federazioni più piccole. La FIFA distribuisce milioni a chi partecipa alla Coppa del Mondo. E, potete starne certi, tali capitali fanno la differenza in paesi nei quali la cultura calcistica non è ancora sviluppatissima. Possono portare a investimenti importanti, creare posti di lavoro, dare la possibilità a molti più ragazzi di formarsi e tentare così la carriera in questo sport... In Europa non stiamo proprio male, non abbiamo così bisogno di fondi».

Più che ad aiutare i più deboli, Gianni Infantino punta ai voti delle federazioni più piccole in vista delle prossime elezioni a presidente della FIFA.
«Infantino è un furbone, è sicuro che abbia un secondo fine. Se per assicurarsi dei consensi riuscirà però a portare il pallone davvero in tutto il mondo… per me non è qualcosa di negativo». 

Il calcio globale sarà sempre meno Europa-centrico. Nel prossimo Mondiale, in barba alla loro forza e quindi alla meritocrazia che dovrebbe contrassegnare lo sport, il numero di partecipanti del Vecchio continente non crescerà di molto. Se crescerà.
«Secondo il ranking FIFA l’Europa dovrebbe portare alla Coppa del mondo molte più selezioni di quanto in realtà non faccia. Qualcuno resta fuori, capita». 

Potrebbe toccare anche alla Svizzera: basterebbero un paio di partite storte nelle qualificazioni e un sorteggio sfortunato nei playoff…
«Credo che la Nazionale abbia la forza per qualificarsi anche nel 2030. Però sì, potrebbe capitare. Abbiamo visto con l’Italia, in questi anni, che nessuno ha il posto garantito in Coppa del Mondo. Penso però che valga la pena correre il rischio di non avere una big se, "in cambio", c’è la certezza di dare chance concrete a federazioni che mai sono arrivate alla fase finale del torneo».

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