La volpe nel tombino, i tassi feriti e un rottweiler: «Ma a mordermi è stato un altro»

«Guanti, servietta» e sangue freddo. A 79 anni, l'ex meccanico Gianpio "Gianni" Aiani dedica la pensione agli animali in difficoltà: oltre 4mila interventi in dieci anni. «Quelli selvatici? Se non se ne vanno da soli, chiamo il guardiacaccia».
«Guanti, servietta» e sangue freddo. A 79 anni, l'ex meccanico Gianpio "Gianni" Aiani dedica la pensione agli animali in difficoltà: oltre 4mila interventi in dieci anni. «Quelli selvatici? Se non se ne vanno da soli, chiamo il guardiacaccia».
CASTEL SAN PIETRO - È notte fonda. Ma a bordo strada, vicino al bosco che si affaccia sulle gole della Breggia, lo si vede benissimo: indossa il gilet catarifrangente di ordinanza, dopo essere sceso da una vecchia Yaris grigia con i segnali luminosi ben accesi. È Gianpio "Gianni" Aiani, 79 anni, di Mendrisio. L'ex meccanico di moto si appresta a una nuova missione, in aiuto di qualche animale in difficoltà. Decidiamo di saperne di più e lo incontriamo tempo dopo, proprio dove lo avevamo visto, tra Castel S.Pietro e Morbio Superiore, vicino al "Punt dal Castell", quando è quasi sera.
«“C’è un animale investito”, e noi interveniamo».
«Io prima di andare in pensione ero un meccanico di moto», ci racconta il presidente del Soccorso Animali del Mendrisiotto (ATVSA), realtà attiva dal 2016. «Lavoravo a Mendrisio, dall’Ortelli. Avevamo Suzuki, Yamaha, Kawasaki». Una figura conosciuta la sua: «Sì, mi conoscono tutti». Sbirciando nella sua auto, notiamo gli strumenti del mestiere. Non mancano trasportino, asciugamani, guanti e «una telecamera» per l'individuazione di animali in trappola, «come un gatto finito in un canale».
Dopo la pensione "Gianni" ha trasformato l’esperienza e il legame con il territorio in un impegno concreto per la tutela degli animali. «Siamo in cinque nel comitato». Tutti operano senza compenso: «Non prendiamo niente». Dal 2016 a oggi l’attività è cresciuta costantemente. «Nel primo anno abbiamo fatto 174 interventi - spiega Aiani -, poi siamo arrivati a circa 600 l’anno scorso». I salvataggi, recuperi e trasporti - oltre 4mila in dieci anni - avvengono quasi sempre su segnalazione: «Noi andiamo solo su chiamata. La gente ci chiama: “C’è un animale investito”, e noi interveniamo».
L’attività riguarda soprattutto animali domestici, in particolare gatti e cani, ma a essere salvati in questi anni sono stati anche uccelli feriti, tartarughe, coniglietti abbandonati, galline («chiuse in una roulotte»). «Quest’estate sono stati tanti i gatti randagi», racconta. Spesso si tratta di animali abbandonati: «Quando c’era il Covid tutti prendevano un animaletto. Poi, passata la festa, tanti li hanno abbandonati». Un fenomeno che ha conseguenze dirette: «Non riescono a cercarsi il cibo e dopo restano sotto le macchine».
Foto TioIl lavoro dell’associazione consiste nel recupero e nell’assistenza, in collaborazione con le strutture del territorio: «Li portiamo alla protezione animali a Melano, poi vanno dal veterinario, vengono vaccinati e sterilizzati, pronti per un’eventuale adozione». Negli anni, il suo intervento è stato decisivo anche in situazioni drammatiche, come nel caso di chi cerca di disfarsi del proprio animale domestico nel peggiore dei modi. «Sono intervenuto, ho recuperato il cane e l’ho portato alla protezione animali. Non l’abbiamo messo sul giornale perché se no davamo corda a quello che l’ha fatto».
«Guanti e servietta» per il tasso ferito: «Chiamo sempre il guardiacaccia»
Accanto agli animali domestici, non mancano gli interventi sulla fauna selvatica, secondo protocolli precisi. «Se il tasso è ferito, vedo che ferite ha. Se non se ne va, lo recupero e poi chiamo il guardiacaccia. Questa è la prassi normale». Lo stesso vale per altri animali: «Sia tasso sia volpe, chiamo il guardiacaccia. Gli animali selvatici sono di proprietà del cantone».
Gli aneddoti sono tanti, come un ungulato incastrato nella neve: «Era in un tratto di salita, mi sono legato e l'ho liberato: è scappato a tutta velocità, poi si è girato a guardarmi. Chissà, forse mi ha ringraziato così».
Per gli uccelli, invece, esistono procedure specifiche: «Quelli feriti li portiamo all’ornitologa». E quando si tratta di animali morti, l’intervento è comunque necessario: «Se troviamo un animale morto avvisiamo il guardiacaccia, che lo marca per la statistica». Quanto al recupero e al trasporto di quelli feriti ci vuole attenzione e competenza. «Metto i guanti, poi li prendo. Bisogna fare attenzione che il tasso morsica», spiega. «Lo prendo passandogli una servietta (un asciugamano, ndr.) sotto, senza toccarlo e lo metto nel trasportino». Tecniche simili vengono utilizzate anche per le volpi.
«Una volpe finita nel tombino»
Tra i casi più frequenti ci sono gli investimenti stradali. «Volpi, tassi, faine: attraversano la strada e restano sotto», racconta il pensionato. In altri casi, quando possibile, l’intervento si conclude sul posto: «Se riusciamo, lo lasciamo andare». Non mancano episodi curiosi, come il salvataggio di una volpe finita in un tombino: «Una signora mi ha chiamato dicendo che c’era un coniglio. Sono andato e invece era una volpe. L’ho tirata fuori e l’ho lasciata andare nel prato». Oppure situazioni più drammatiche: «Abbiamo trovato due gatti in un trasportino sopra l’immondizia. Vivi ancora, però».
Mentre parla, Aiani scorre sul suo telefono le foto degli animali salvati, lo fa gelosamente, per poi aggiungere: «Adesso vedo le volpi molto magre», osserva. «Una volta c’erano più bacche e più risorse. Hanno diboscato tutto. A Ligornetto, vicino alla chiesa di San Giuseppe, una volpe ha attraversato la strada ed è morta investita, era magrissima e se non moriva sotto la macchina moriva da sola». Gli chiediamo se è giusto pensare di aiutarle, lasciando magari del cibo nei nostri giardini, ma ci gela immediatamente: «È vietato dare il cibo agli animali selvatici. Anche se a fin di bene non va fatto».
«Mai un morso... però...»
Il buio sta per arrivare e la chiacchierata volge al termine. Gianni controlla se i cuccioli di volpe, che il giorno precedente all'intervista aveva visto pericolosamente vicino alla strada, non si ripresentino e dà qualche colpo di bastone a terra, per tenerli lontano dal pericolo. Ma non li vediamo più: «Erano un po' stupidotti ma ora la mamma li avrà istruiti». Siamo ai saluti e c'è spazio per un ultimo "doloroso" aneddoto: «In questi anni ho preso volpi, tassi, rottweiler… ma l'unico a morsicarmi è stato un pinscher». E ci saluta con un sorriso.
Foto TioI contatti
Tutti dettagli sull'Associazione ATVSA Soccorso Animali del Mendrisiotto - Organizzazione no-profit - sono disponibili sulla pagna Facebook dell'ente






