Zanzare a caccia: ecco come scelgono le loro vittime

Il ricercatore della SUPSI ci spiega: «Odore della pelle, batteri, ma anche consumo di birra... È ciò da cui sono più attratte»
Il ricercatore della SUPSI ci spiega: «Odore della pelle, batteri, ma anche consumo di birra... È ciò da cui sono più attratte»
SAVOSA - C’è chi può dormire con la finestra aperta, cenare in terrazza e passeggiare al tramonto senza essere sfiorato da una zanzara. E poi c'è chi deve lottare per non finire sul menù. Ma perché alcune persone vengono prese d’assalto e altre possono starsene tranquille? E soprattutto: è davvero colpa di quello che abbiamo mangiato, del nostro gruppo sanguigno o della birra bevuta in giardino?
«Innanzitutto – ci spiega Diego Parrondo Montón, ricercatore del Settore ecologia dei vettori dell’Istituto microbiologia della SUPSI – è giusto ricordare che a pungere è solo la femmina. Non lo fa perché il sangue rappresenti il suo alimento principale: il suo vero nutrimento sono gli zuccheri ricavati dal nettare e da altre sostanze vegetali. Il sangue serve invece per ottenere le proteine necessarie alla maturazione delle uova».
E come fanno a trovarci? «La zanzara utilizza un sistema estremamente sofisticato che funziona per tappe. Da lontano intercetta l’anidride carbonica (CO2) che espiriamo. Avvicinandosi percepisce il calore corporeo e l’umidità della pelle. Negli ultimi centimetri entra in gioco il nostro “profumo” personale: una miscela di centinaia di molecole volatili che la pelle rilascia continuamente».
Odore della pelle e batteri un mix super invitante
È proprio in questo odore personale che si nasconde la spiegazione più solida individuata finora dalla ricerca. Nel 2022 un gruppo della Rockefeller University ha pubblicato su Cell uno studio diventato un punto di riferimento. «I ricercatori hanno identificato persone costantemente molto attrattive e altre poco attrattive per le zanzare, scoprendo che le prime presentano concentrazioni significativamente più elevate di alcuni acidi carbossilici prodotti dalla pelle, in particolare derivati del sebo e del sudore». Quel che sorprende, prosegue, sono le «differenze di attrattività che rimangono praticamente invariate per anni. Non è quindi ciò che hai mangiato ieri a renderti più appetibile oggi, ma una caratteristica relativamente stabile della tua fisiologia».
A fare la differenza sono anche i batteri presenti sulla nostra pelle. «Uno studio di Niels Verhulst, dell’Università di Wageningen, ha mostrato che le persone più attrattive per la zanzara della malaria presentano una maggiore quantità totale di batteri cutanei, ma una minore diversità di specie rispetto alle persone meno punte. In altre parole, non conta soltanto quanti batteri abbiamo, ma soprattutto quali». Alcuni trasformano infatti il sudore in composti particolarmente appetibili per le zanzare, altri producono odori decisamente meno interessanti.
I miti da sfatare
E poi ci sono i grandi classici: gruppo sanguigno, aglio e alimentazione. «Sono probabilmente le spiegazioni più diffuse. Tuttavia, la revisione della letteratura riportata nello studio pubblicato su Cell nel 2022 conclude che, nella maggior parte dei casi, le prove sperimentali sono assenti, deboli o contraddittorie».
Un’eccezione riguarda la birra. Secondo uno studio del 2010, berla aumenterebbe l’attrattività per la zanzara della malaria. Non è però una questione di IPA, Pils o lager, bensì «delle modificazioni fisiologiche che provoca, come un aumento della temperatura corporea e della CO2 espirata. Non è quindi una leggenda, ma nemmeno funziona nel modo in cui spesso viene raccontato».
A ogni zanzara il suo “menù”
C’è poi un aspetto poco raccontato: non esiste una persona “magnete” per tutte le zanzare. Le specie hanno infatti preferenze diverse.
«La zanzara tigre (Aedes albopictus), quella che punge soprattutto di giorno ed è ormai diffusa anche in Ticino, è opportunista e predilige i mammiferi, esseri umani compresi. La zanzara comune (Culex pipiens), che punge soprattutto di notte, preferisce invece gli uccelli e solo occasionalmente si alimenta sull’uomo. Quando parliamo di “gusti” delle zanzare, insomma, dobbiamo ricordarci che dipendono anche dalla specie che abbiamo davanti». Un nuovo studio pubblicato su iScience proprio in questi giorni - realizzato in Florida e tra i cui autori c'è Dani Lucas-Barbosa, ricercatore del Centro nazionale di entomologia vettoriale di Zurigo - mette in evidenza come la zanzara tigre sia leggermente più attratte dagli uomini rispetto alle donne.
E i repellenti funzionano davvero? «Sì. E il loro meccanismo è più raffinato di un semplice “coprire il nostro odore”. In pratica la zanzara percepisce un segnale repellente e, contemporaneamente, fatica a identificare il nostro normale profilo odoroso».
Il vero punto della storia
Tutta questa affascinante chimica dell’olfatto ha però un limite molto concreto. «Se vicino a casa esistono focolai di riproduzione della zanzara – un sottovaso pieno d’acqua, un tombino non trattato, un bidone dimenticato o un copertone che raccoglie pioggia – le zanzare continueranno comunque a essere presenti. Il repellente protegge la singola persona. Eliminare i siti di riproduzione protegge invece tutto il quartiere».




